Una scelta sostenibile che migliora il benessere quotidiano.
Negli ultimi anni si discute molto di mobilità sostenibile. La crisi climatica, la crisi del settore automobilistico e l’aumento del “caro vita”, hanno spinto le famiglie a compiere delle scelte, non solamente per ciò che riguardano i generi di prima necessità, ma anche un mutamento nelle scelte di mobilità urbana.
Inoltre, assistiamo ad una trasformazione del piano urbanistico delle nostre città che cerca sia di soddisfare i criteri richiesti dalla comunità europea- si vedano i fondi del PNRR erogati dal 2021- sia la necessità di affrontare il mutamento climatico in atto, usufruendo delle nuove tecnologie, per quel che riguarda la mobilità urbana.
Tra i mezzi che da sempre sono utilizzati dai cittadini c’è la bicicletta. La sua versatilità e i costi modici, la rendono il mezzo di locomozione ideale, contribuendo alla riduzione dell’inquinamento nelle nostre città, con un conseguente miglioramento dell’aria che respiriamo.
Studi recenti, inoltre, dimostrano come pedalare riduca i livelli di cortisolo e stimoli la produzione di endorfine, molecole responsabili del nostro buon umore.
C’è una realtà che, dalla sua fondazione, non solo si è posta l’obiettivo di promuovere l’uso urbano della bicicletta, ma di farla diventare anche uno strumento di terapia.
Il nome di questa dinamica realtà è Terreno Cycling Therapy e ne parliamo con Antonella Santoro, tra le founder di questa associazione.

La incontro presso lo spazio di co-lavoro “Impact Hub” di Bari.
Ciao Antonella! Ci racconti cosa è la vostra associazione?
La nostra associazione in realtà molto giovane. La sua fondazione ha avuto luogo all’inizio del 2025, ma le attività sono iniziate un po’ prima assieme ad un gruppo di persone che ho avuto modo di conoscere appena rientrata a Bari dopo molti anni fuori e che condividevano i miei stessi valori. Su questi abbiamo definito la missione che è quella di “Terreno Cycling Therapy“.
Qual é questa missione che “Terreno Cycling Therapy” si è posta?
Quella di aiutare Bari a diventare una città più a misura di bicicletta. Oggi quello che facciamo è tendenzialmente aiutare la comunità di ciclisti a crescere e lo facciamo cercando di intervenire su quelle barriere che, ancora oggi, si interpongono tra le persone e la scelta di utilizzare la bicicletta come un mezzo per i propri spostamenti quotidiani.
Lo facciamo perché crediamo che non basti costruire le infrastrutture ma che in primis occorra costruire i ciclisti, come ci piace affermare.
Perché scegliete di parlare di “costruire ciclisti”, oltre che di infrastrutture?
Crediamo che non basti creare piste ciclabili. Serve creare una “cultura”. Il nostro nome “Terreno Cycling Therapy”, rappresenta proprio l’idea di preparare il terreno, di seminare una cultura ciclabile positiva: valori, comportamenti e consapevolezza che portino le persone a scegliere davvero la bicicletta.

E’ questa visione che vi siete posti come associazione?
Esattamente! Ci proponiamo di “preparare il terreno”, di seminare “bicicultura”, di creare una narrazione che includa un sistema valoriale, di scelte comportamentali, che portino un individuo, una comunità ed una collettività a scegliere la bicicletta per i propri spostamenti quotidiani.
Ci focalizziamo molto sulla mobilità urbana collaborando anche con realtà esistenti, che si occupano di educazione ciclistica o di tematiche affini come la tutela per l’ambiente, la rigenerazione urbana, il coinvolgimento dei giovani.
La bicicletta, per voi, quindi, diventa il mezzo di spostamento principale?
Noi crediamo che la bicicletta sia in primis un mezzo di spostamento e lo sia perché rispettoso per l’ambiente, rispettoso per se stessi in quanto ci porta ad esercitare l’attività fisica in maniera costante e quotidiana;
Essa è inclusiva perché accedere ad un mezzo come la bicicletta è abbastanza economico -senza considerare e-bike o cargo bike che, ancora oggi, mantengono un carattere di esclusività- a ciò va aggiunto che è rispettoso per l’ambiente e permette uno spostamento agevole nella giornata quotidiana di ogni persona.
C’è anche un altro fattore che vi porta a valorizzare la bicicletta, oltre a quella ecologica?
In particolare, sostengo una causa rispetto una tipologia di inquinamento della quale si parla poco, ovvero l’inquinamento acustico, del quale siamo vittime nelle nostre città.
I dati dimostrano che questo fattore è responsabile della diminuzione di svariati anni di vita1.
Quindi la bicicletta, oltre ad essere un mezzo sano e salutare per l’ambiente, diventa impercettibile all’orecchio umano, risolvendo questo problema.
Un aspetto interessante, sostenuto durante molti vostri incontri pubblici, è quello della discriminazione di genere; ci spieghi il perché?
Come associazione, “Terreno Cycling Therapy” pone un focus anche riguardo le donne e il loro uso della bicicletta. I dati ci dicono che esiste oggi un gender gap nella mobilità sostenibile.
Non solo nella categoria sportiva, ma avete riscontrato un gender gap anche per quanto riguarda la mobilità quotidiana?
Certo! Secondo alcune analisi, le donne si muovono secondo un pattern diverso rispetto agli uomini e questo perché, nel mondo, attualmente, il 70% dei lavori di cura è attribuito alle donne.
Questo fa sì che lo spostamento non sia uno spostamento di tipo lineare, ovvero da A a B, quindi non vi sia uno spostamento “casa-ufficio-casa”, ma vi sia uno spostamento che può essere definito in gergo di “catena multipla”, quindi una serie di piccoli spostamenti, più corti ma frequenti, per andare in ufficio, andare a prendere il bambino da scuola, andare a fare la spesa, ritornare a casa. Questo modello di spostamento determina specifiche necessità che possono essere, ad esempio, muoversi con una bici avente un carico rappresentato, per esempio, da un bambino, oppure possono essere un paio di buste di spesa. Di conseguenza, le donne percepiscono le barriere alla ciclabilità in maniera diversa rispetto agli uomini; In particolare, secondo un sondaggio sottoposto ad un campione di duecento persone domiciliate a Bari, il bisogno di un’infrastruttura protetta e separata dal traffico veicolare per le donne è una conditio sine qua non molto più rilevante che tra gli uomini. Allo stesso tempo la necessità di trasportare dei carichi, fa si che per una donna possa risultare strategica la scelta di una cargo bike, che ha però dei costi ancora escludenti, a maggior ragione considerando learn gender gap.
Queste che hai appena citato, che tipologia di mezzo sono e come possono essere sfruttate dal cittadino?
Le cargo bike sono uno mezzo molto utile per lo spostamento in famiglia e non sono ancora molto utilizzate nei nostri contesti urbani.
In Italia, alcune città come Milano o Bologna iniziano a vederne la diffusione; A Bari si possono contare sulle dita di una mano.
Pedalare con una bici più pesante o con una bici aggravata da dei carichi fa sì che il livello di competenze ciclistiche debba essere ancora più elevato.
Un altro aspetto che valorizzate nei vostri incontri pubblici, è la capacità di saper guidare una bicicletta, spesso sottostimato dal senso comune perché visto come superfluo e intuitivo.
Oggi parliamo tanto di competenza nel guidare la bicicletta nel senso che c’è una grande differenza tra guidare una bicicletta in una strada rurale o a basso scorrimento veicolare, rispetto a guidare una bicicletta all’interno di un contesto urbano, ad alta densità di traffico;
Sono differenti le condizioni di traffico stradale e come una strada viene frequentata, il modo in cui lo spazio urbano è distribuito, la cultura del rispetto verso i vari utenti della strada, influenzano il livello di competenza ciclistica minima necessaria per pedalare in sicurezza. In queste circostanze, la necessità di saper condurre il mezzo con un’altissima padronanza, si rivela molto importante ed è un aspetto che curiamo nei nostri progetti.

All’interno del contesto urbano, vi è anche il “rapporto” tra ciclista e automobilista e il fenomeno del bikelash
Si tratta non solo impostare una educazione ciclistica, ma anche degli automobilisti in generale che, spesso, considerano la bicicletta e le politiche volte alla sua diffusione in città, come fattori di scarsa importanza, non ponendone, di conseguenza, la dovuta attenzione.
Si parla in gergo di bikelash, ovvero. quel fenomeno che schiera l’automobilista contro il ciclista e le politiche volte alla circolazione dei cicli in città; Chi va in bicicletta si ritrova a dover fare i conti con questo fenomeno.
Voglio ricordare che la bicicletta è un veicolo a tutti gli effetti. Tutti i soggetti che utilizzano la sede stradale sono soggetti al codice della strada quindi così come il pedone, l’automobilista, anche il ciclista è un membro della parte integrante della strada che ha il diritto di poter circolare in sicurezza.
Purtroppo, si ripetono con frequenza casi di investimenti di ciclisti a causa anche di automobilisti molto distratti o scorretti. Secondo una ricerca statistica, a livello Europeo, l’Italia risulta fra i paesi europeo con il maggior numero di ciclisti morti su strada.
Attraverso le nostre attività, ribadiamo il concetto di voler essere considerate come persone che scelgono di volersi muovere con un mezzo diverso e in totale sicurezza.
Parlando un po’ anche di visione futura, non solo con i fondi stanziati dal PNRR molte città non solo l’Italia ma anche molte città europee, sul un piano infrastrutturale, stanno cambiando le città; la vedete sempre più a misura di uomo, sempre più a misura di bicicletta in questo caso o vedete che le cose un po’ cambiano e non cambiano?
Bari si sta muovendo tanto da un punto di vista della mobilità sostenibile. La nostra missione è quella spingere l’utilizzo della bicicletta. Sappiamo che la bicicletta non è la soluzione ad ogni sfida di mobilità per cui ricordiamo che, innanzitutto, una città che si muove in maniera sostenibile è una città che può contare su un sistema di trasporto pubblico efficiente; oltre a questo, i chilometri di piste ciclabili stanno aumentando: si sta ultimando, in questo momento, una bellissima pista ciclabile extraurbana che collega il Parco 2 Giugno al centro di Valenzano e quindi di conseguenza attraverso una bellissima stradina rurale a bassa densità di traffico automobilistico; a Capurso si stanno ultimando anche altre importanti ciclabili che porteranno ai centri di Loseto e di Carbonara sicuramente il futuro non può essere sostenibile se non punta su un dialogo sempre più intenso tra associazioni di cittadini e pubblica amministrazione per cui noi siamo costantemente in confronto con i decisori politici affinché si possa considerare la nostra voce di utente della strada e quindi poter prendere delle decisioni non solo di creatività straordinaria quindi non solo su progettualità importanti ma anche sulla semplice manutenzione dell’infrastruttura esistente o su piccoli accorgimenti che ci farebbero sentire un poco più in sicurezza.
Che progetti avete per il prossimo futuro?
Il 2025 è stato un anno davvero carico di attività e tutte le attività che abbiamo fatto hanno avuto come obiettivo quello di farci conoscere anche all’interno della comunità. Nel 2026 ci saranno nuovi progetti, tra i quali quelle che chiamiamo “ciclo passeggiate”, molto amate dalla community perché permettono di pedalare in contesti a traffico ridotto. Sono delle attività che cercheremo di riproporre ma sicuramente affiancandole a programmi più mirati che possano davvero portare a un cambiamento comportamentale.
Continueremo a lavorare con le scuole, perché riteniamo che la mobilità scolastica sia oggi uno dei fattori determinanti del traffico cittadino a Bari e che i ragazzi abbiano una attenzione maggiore sul tema della sostenibilità ambientale;
A lavorare su l’informazione, dato che spesso il cittadino non sceglie o non considera un’alternativa all’automobile perché non ha l’informazione adeguata quindi non sa, per esempio, come poter mettere la propria bicicletta in sicurezza non si sa dove poter parcheggiare la propria bicicletta non si sa quali locali sono più o meno accoglienti rispetto ai ciclisti.
Cosa bisogna fare per entrare a far parte di Terreno Cycling?
Il nostro è un piccolo ente del terzo settore. Molto del lavoro che svolgiamo oggi è un lavoro a titolo volontario e siamo sempre aperti e super accoglienti a chiunque voglia raggiungerci far parte del team e ad offrire le proprie competenze e dare il proprio contributo. Cerchiamo ogni tipo di competenza. Ad oggi, svolgiamo tantissimo lavoro sul campo quindi dall’aiuto pratico nella gestione delle attività, alla comunicazione a competenze più specifiche che possano attuare determinate progettualità che portiamo avanti con partner nazionali ed internazionali Accogliamo molto volentieri chiunque voglia darci una mano.